Chat con Zahra Owens – Post su Diplomazia

Diplomazia

Diplomazia è il primo romanzo che sono riuscita a far pubblicare. Lo considero ancora come un figlio e sono contenta che sia disponibile in cinque lingue. È ambientato in Belgio, la mia patria e nella mia casa lontana da casa, New York.

 

Poiché sono cresciuta in una comunità di immigrati (gli stranieri tendono a stare vicini quando sono lontani dal loro paese d’origine e formare la propria comunità), il corpo diplomatico mi ha sempre intrigato. Un mio amico mi ha recentemente inviato un articolo di quanti diplomatici, consoli e ambasciatori USA siano ora dichiaratamente gay e sono stata piacevolmente sorpresa di vedere quanto è cambiato da quando ho fatto le mie ricerche per questo libro.

 

Ditemi, se foste un diplomatico, in quale paese vi piacerebbe lavorare?

 

Ecco un breve estratto da “Diplomazia”, che potete acquistare dal sito di Dreamspinner e dai maggiori rivenditori digitali.

Quando entrò, Jack si stava lavando le mani.

 

“Ora mi può dire perché mi sta evitando?”

 

Jack alzò lo sguardo, dando un’occhiata severa al giovane. Prese un asciugamano di carta, si asciugò le mani e poi iniziò ad aprire le porte di tutti i cubicoli per controllare se c’era qualcuno all’interno. Fortunatamente erano tutti vuoti. Lucas capì di essere stato incauto e curvò le spalle.

 

“Mi dispiace…”

 

“No, non è vero,” rispose Jack, con un tono chiaramente divertito nella voce.

 

Quando Lucas lo guardò, vide che stava sorridendo. “Perché mi sento come se avessimo già avuto questa conversazione?”

 

“Beh, se lei smette di scusarsi per cose per cui ovviamente non è dispiaciuto, allora possiamo evitare di avere questa conversazione.”

 

Lucas fece un passo avanti per avvicinarsi all’americano. Forza, siamo entrambi adulti, non possiamo avere una conversazione matura sull’argomento? “Ho cercato di contattarla, per parlare…” La voce di Lucas era improvvisamente malferma, “… di cose.”

 

“Ho avuto una settimana molto occupata, Lucas. Oggi per la prima volta sono riuscito a passare in ufficio per più tempo di quello che impiego per mettermi la giacca. Io…”

 

“Lei ha il mio numero di cellulare. Gertje glielo ha dato, no?”

 

Jack annuì, ma siccome Lucas stava ancora guardando il muro sopra le sue spalle e non lui, aggiunse: “Sì, ma solo poche ore fa. Avevo intenzione…”

 

“Aveva intenzione di chiamarmi lunedì, giusto?” Lucas sospirò e poi guardò Jack dritto negli occhi con aria di sfida. “Lei probabilmente pensava che fosse per lavoro?”

 

Jack scosse la testa, preso un po’ alla sprovvista dal tono aggressivo di Lucas.

 

“Benissimo, trattiamo questa cosa come un negoziato. Le trattative funzionano sempre meglio quando entrambe le parti sono aperte e oneste l’una verso l’altra. Quindi perché allora non chiamiamo le cose con il loro nome? Perché non mi spiega cosa è successo nella sua cucina?”

 

Jack lo zittì. “Tenga la voce bassa, siamo in un posto pubblico.”

 

“È questo che fate lei e Maria?” rispose Lucas in tono molto più basso. “Lei seduce dei giovanotti davanti a sua moglie e poi sente il bisogno di riconquistarla?”

 

“Non ti stavo seducendo!” ribatté Jack, cercando di non alzare la voce, scordandosi l’etichetta. Puntò un dito verso Lucas. “Tu hai messo la tua mano sulla mia. Tu hai fatto la prima mossa.”

 

L’americano fece un passo indietro e si appoggiò al tramezzo fra due bagni.

 

Lucas, che aveva riguadagnato in parte la padronanza di sé, era parecchio più calmo ora. “Non ho potuto resistere. Volevo mostrarti che significhi molto per me.” Distolse lo sguardo e scosse leggermente la testa. “Desideravo dirti che non riesco a smettere di pensare a te. Non ho nessuna speranza che tu corrisponda i miei sentimenti. Intendo dire che sei sposato e tutto quanto… Ma allora perché non hai tolto la mano? E poi mi guardavi con quegli occhi e…”

 

Lucas guardò Jack, che lo stava fissando, con il viso tenero e gli occhi spalancati, la mano tesa. Fece un incerto passo in avanti e poi lentamente sollevò la mano per toccare quella di Jack.

 

Jack si schiarì la voce. “Mentre stavi finendo di preparare il dolce, non ho potuto fare a meno di toccarti. Eri così vicino a me, odoravi di menta e vino e… Ero contento che ci fosse un bancone davanti a noi, perché avrei svelato cose che le nostre donne non avrebbero compreso. È stato solo più tardi che ho capito che se tu avessi reagito al mio tocco, ci saremmo trovati entrambi in un mucchio di guai.”

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