Quattro chiacchiere con JP Barnaby, autrice di Aaron

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Oggi ospitiamo nel blog JP Barnaby, autrice del romanzo Aaron, che uscirà il 24 marzo.

Salve JP, grazie per aver accettato di chiacchierare con noi. Come è arrivato Aaron? Hai pensato prima al personaggio o alla storia?

Alle tre di notte, forse cinque anni fa, ero profondamente addormentata e fui svegliata da una vocina, un sussurro. Non so se fosse un sogno, ma la voce sembrava persa e spaventata, sentivo di doverla ascoltare. Apparteneva a un ragazzo ed era così triste, volevo aiutarlo. So come ci si sente a provare quel dolore e volevo alleviarlo.

Da quella prima conversazione, da quei sussurri sui mostri, Aaron e io abbiamo avuto tante conversazioni. Ho capito che avrei potuto aiutarlo creando Spencer, qualcuno che lui potesse amare, qualcuno a cui  potesse aggrapparsi quando le cose diventavano difficili. Ora la voce di Aaron è più forte ed è una cosa meravigliosa.

Qual è stata la scena più difficile e quella più facile da scrivere del libro?

Ho impiegato due anni a scrivere Aaron. Ogni tanto dovevo fermarmi e metterlo da parte per un po’, azzittire la sua voce nella mia testa e lavorare su altro. Credo che la cosa più difficile da scrivere per me sia stato l’odio che prova per se stesso. Aaron è un bellissimo ragazzo, quindi aprire me stessa per riversare l’odio verso me stessa sulla pagina è stato doloroso. Ma era necessario.

La cosa più facile da scrivere è stata la sua terapia. Sono stata da psicologi per tutta la vita e nessuno mi ha mai aiutata davvero. L’episodio che Aaron racconta del terapista che prende la racchetta da tennis e la infila nel bagagliaio della macchina è successo proprio a me. A loro non interessava se il mostro che viveva nella mia testa mi catturava, a loro bastava essere pagati. Ho sempre desiderato un dottor Thomas, non mi sarebbe importato che fosse un alcolizzato, mi sarebbe bastato che mi avesse aiutato a dormire la notte.

Aaron è la mia terapia.

Hai il numero di telefono di Jake Bass?

Se ce l’avessi, non potrei darvelo…

Ci abbiamo provato.  Come sei riuscita ad averlo sulla copertina del libro?

Un giorno stavo su Twitter e scorrevo il mio feed e i Cockyboys hanno messo la foto del loro ultimo modello. Alla prima occhiata ho saputo che era il mio Aaron. La sua espressione vulnerabile, quegli occhi – oddio, era perfetto. Così gli ho mandato un tweet e gli ho chiesto se era interessato. Ha detto di sì e mi ha fatto contattare da Jake Jaxson, il capo dei Cockyboys, non avrei potuto lavorare con un uomo migliore.

Ho fatto amicizia con persone meravigliose nell’industria del porno e diversi di loro sono sulle mie copertine: Parker Perry, Trent Diesel, Drake Jaden, Jake Bass, Max Carter, Max Ryder, Ryan Rose, Jake Driver e Tony Buff. Sono i ragazzi più disponibili e cortesi che ci siano. In realtà, ho incontrato Jake Bass un po’ di volte come scrittrice. La prima volta è stato al Black Party Expo a New York quando ero in città per la Rainbow Book Fair e poi lui è venuto a Chicago per i Grabbys.

Ringraziamo JP Barnaby per la sua disponibilità! Vuoi dire qualcosa al pubblico italiano?

Sono stata travolta dall’entusiasmo per la traduzione italiana di Aaron. È un’esperienza incredibile e sono onorata che Aaron possa toccare le vite di tante persone nel mondo. È un ragazzo magnifico e sapere che la sua storia aiuta le persone ad accettare le proprie ferite aiuta anche lui. Vi ringrazio per aver accolto Aaron così bene.

Cliccate sul link per leggere la scheda libro su Aaron.

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English:

How did Aaron happen? Did you think about the story or the character first?
About three o’clock in the morning, maybe five years ago, I was woken up out of a sound sleep by a tiny little voice, a whisper. I don’t know if it was a dream, but he sounded so lost and so scared, I had to listen. The voice sounded so sad, I wanted to help him. I know what it’s like to have the pain he has, and I wanted to take it away. Since that very first conversation, whispers about a monster, Aaron and I have had a lot of conversations. I figured out I could help by creating Spencer for him, someone for him to love, someone for him to hold onto when things got hard. Aaron’s voice is stronger now and it is a beautiful thing.
Which was the hardest and the easiest thing to write in Aaron?
It took me two years to write Aaron. Every so often, I had to stop and put him on the shelf for a while, get his voice out of my head and work on something else. I think the hardest thing for me to write was his self-hatred. Aaron is such a beautiful boy, to open myself up and splash my own self-hatred across the page, it hurt. But, it was necessary. The easiest thing for me to write in Aaron had to be his therapy. I’ve been to shrinks throughout my life and none of them really did a thing for me. The part Aaron says about the shrink taking his tennis racquet and throwing it into the back of his BMW actually happened to me. They didn’t care if the monster in my head got me, as long as they got paid. I always wanted a Dr. Thomas, wouldn’t have mattered to me if he drank, as long as he could help me sleep at night. Aaron is my therapy.
Do you have Jake Bass’s cell phone number? Seriously, how did you get Jake Bass on the cover?
One day, I was on twitter flipping through my feed and Cockyboys put up pictures of their newest model. I took one look at him and knew that was my Aaron. The vulnerability in his expression, and those eyes—God, he was perfect. So, I sent him a tweet and asked if he would be interested. He said he was and hooked me up with Jake Jaxson, the head of Cockyboys who could not have been more amazing to work with. I have made some absolutely beautiful friends in the porn industry, and have several of them on are on my covers: Parker Perry, Trent Diesel, Drake Jaden, Jake Bass, Max Carter, Max Ryder, Ryan Rose, Jake Driver, and Tony Buff. They are some of the most open, kindest guys you’ll meet. In fact, I’ve been Jake Bass a few times over the course of my writing career—the first time was at the Black Party Expo in New York while I was there for the Rainbow Book Fair and then he came here to Chicago for Grabbys.
Thank you, JP. Do you want to say something to the Italian readers?
I have been overwhelmed by the response to the Italian translation of Aaron. It’s been an incredible experience, and I’m honored to have Aaron touching lives all over the world. He’s such a beautiful guy and it helps him to know that his story is helping people accept their own scars. Thank you so much for taking such good care of my Aaron.
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3 pensieri su “Quattro chiacchiere con JP Barnaby, autrice di Aaron”

  1. Grazie per questa intervista, fa sempre piacere conoscere gli autori. L’ho pre-ordinato e domani lo scarico subito. Ho preso ben nota dei nomi dei presta volto delle copertine, davvero un bel giro di conoscenze. 😀

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